Il dilemma della riservatezza Andrea Baroni
di Andrea Baroni partner di Capital Trustees
Nel corso degli ultimi dieci anni gli intermediari finanziari con clientela internazionale si sono visti confrontati con un quadro normativo complesso, mutevole e spesso contraddittorio.
Gli sforzi dei Governi, mirati a combattere l’evasione fiscale internazionale, hanno generato una serie di disposizioni che prevedono la raccolta di grandi quantità di dati e la loro comunicazione tra amministrazioni finanziarie con modalità automatiche. Il primo imponente sistema di questo tipo è costituito dal c.d. Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), che impone agli istituti finanziari esteri di segnalare all’amministrazione fiscale statunitense i conti detenuti da residenti e cittadini americani. Ad esso ha fatto eco il c.d. Common Reporting Standad (CRS) che impone analoghi obblighi in area OCSE.
Entrambe le normative prevedono la trasmissione transfrontaliera di informazioni personali, anagrafiche e finanziarie relative ai residenti. Tutti i dati vengono trasmessi automaticamente, senza la partecipazione dei titolari dei dati, talvolta con scarsa attenzione alla cyber-security e senza una preventiva valutazione dei danni che tali scambi possono causare alle singole persone interessate, anche in ragione dei Paesi destinatari del flusso di dati, che possono essere più o meno rispettosi della confidenzialità con riferimento alle informazioni ottenute.
Sull’altare della trasparenza viene dunque immolato il diritto alla riservatezza, che nel 2016 si è cercato di corroborare mediante il regolamento europeo denominato “General Data Protection Regulation” (GDPR). Il regolamento ricorda che la tutela della sfera privata rappresenta un diritto fondamentale. L’Autorità pubblica non può violare tale diritto, salvo che per salvaguardare interessi pubblici superiori, che possono certamente essere la lotta alla criminalità o all’evasione, ma pur sempre nel rispetto del principio di proporzionalità.
In questo contesto gli intermediari finanziari si trovano confrontati con un sistema dissonante ed incoerente, dove la trasparenza confligge con la privacy, dove chi deve scambiare dati deve anche tutelarli rispettando rigide regole di riservatezza.
Nel frattempo la quantità di dati in circolazione, privi di efficace tutela, si moltiplica esponenzialmente, rendendo auspicabile e quanto mai urgente un intervento forte nel senso dell’armonizzazione e della tutela dei diritti individuali e collettivi.









