Trust: al di là dei pregiudizi per coglierne le potenzialità
di Barbara Demergazzi, Compliance Officer
In passato dottrina e giurisprudenza hanno osteggiato il trust. Eppure il concetto di separazione patrimoniale e quello di fiducia sono ben radicati
negli ordinamenti di civil law e le loro applicazioni portano numerosi, irrinunciabili, vantaggi.
Da qui l’importanza di superare alcune idee preconcette su questo strumento, per apprezzarne appieno i pregi e le potenzialità.
Sono numerosi i casi in cui ci si trova confrontati con situazioni per cui il trust rappresenta lo strumento più idoneo per risolvere una situazione complessa, per tutelare la famiglia o
per realizzare in sicurezza un progetto imprenditoriale. Ci si chiede quindi per quale motivo chi dovrebbe servirsi del trust decida talvolta di ripiegare su altre soluzioni, spesso più
macchinose, meno efficaci e, in definitiva, meno tutelanti.
La risposta è da ricercarsi in alcune ricorrenti idee preconcette su questo strumento, che oggi non dovrebbero più sussistere.
Il primo e principale timore per chi si
approccia al trust riguarda lo
spossessamento. Si pensa che
costituire un trust significhi conferire i
propri beni a un soggetto terzo più o
meno lontano (il trustee), per poi
dargli “carta bianca” e scomparire
dalla scena, lascandolo libero di fare
ciò che desidera con beni apportati.
Nulla di tutto questo risponde alla
realtà.
Innanzitutto il disponente non è
obbligato a disinteressarsi del trust
che ha creato, al contrario: la legge
stessa gli dà la facoltà di far sentire la
sua voce, di indirizzare il trustee
mediante lettere di desiderio, di
ritenere certi poteri e prerogative. In
certe circostanze può anche rientrare
in possesso dei beni apportati (è il
caso dei trust revocabili).
Se invece si spossessa in modo pieno
e definitivo dei beni in trust (come nel
caso di trust irrevocabili), non lo
fa mai lasciando al trustee poteri
illimitati, ma stabilisce, nell’atto di trust,
tutta una serie di limitazioni e paletti
entro cui il trustee deve muoversi. Il
grado e le regole dello
spossessamento dipendono dunque
dal disponente e sono commisurati
alle sue esigenze e agli obiettivi che si
propone.
Affinché le regole del trust e le
garanzie definite dalla legge siano
applicate con efficacia, è tuttavia
importante che venga scelto un
trustee idoneo. Esistono numerose
società che svolgono
professionalmente questo ruolo,
organizzate e competenti e che
operano in piena trasparenza e nel
rispetto della normativa vigente. È
tuttavia fondamentale che questi
soggetti siano ubicati in giurisdizioni
sicure, dove la certezza del diritto e la
stabilità politica sono valori
consolidati. Se poi si tratta di trustee
muniti di apposita licenza per
svolgere il proprio compito, la
garanzia è addirittura fornita dalle
Autorità.
In aggiunta il disponente ha la
possibilità di nominare un protector,
in genere un professionista di fiducia,
con il compito di vigilare sull’operato
del trustee e di sostituirlo ove non
risponda alle aspettative. Il trust può
inoltre prevedere la presenza di
comitati di esperti e professionisti,
che coadiuvano il trustee nella
gestione di determinati beni. Il
trustee, insomma, non è mai lasciato
solo. Ha regole precise da seguire e
lavora in sinergia con il disponente,
con altri professionisti e, in base alle
circostanze, con i beneficiari.
Altre preoccupazioni ricorrenti
derivano dal timore che il trust sia
malvisto dalle autorità, anche fiscali,
in quanto in passato è stato utilizzato
per scopi elusivi. Certo ci sono stati e
ci sono casi di questo genere, ma
ormai il trust è fortemente
monitorato. Si pensi ai registri
pubblici dei beneficiari, alle regole
sullo scambio automatico di
informazioni, alle norme
antiriciclaggio cui i trustee devono
attenersi. Sono tutti strumenti che
scoraggiano un uso distorto del trust.
Avvocato e responsabile legal & compliance presso la
trust company professionale Capital
Trustees AG (Svizzera), è esperta nella protezione e
trasmissione di patrimoni familiari e nella
prevenzione di rischi legali e reputazionali. In seno a Step
riveste la qualifica di Trust and estate
practitioner (Tep) ed è altresì membro del Groupement
des compliance officers de Suisse
Romande et du Tessin (Gco).









